Cantiere coordinato da Raoul Kirchmayr
La nostra condizione presente potrebbe essere descritta dalla saturazione delle nostre vite dovuta a un eccesso mortifero (di merci, di stimoli, di parole…), che ne svuota il senso. Se nulla di nuovo si profila all’orizzonte, è invece possibile praticare delle brecce nella nostra esperienza? La filosofia potrebbe essere anche una pratica dell’effrazione con cui si aprono degli spazi apparentemente impossibili?
La parola “effrazione” sta a indicare la forzatura, lo scasso di un sistema di sicurezza (l’attuale società della sorveglianza e del controllo, dell’ideologia neoliberale presente ovunque); è un’apertura non autorizzata, che implica l’uso di una forza, ma con uno scopo: entrare in un luogo e cambiarne la sua destinazione d’uso; nel suo senso figurato indica la violazione di norme o regole.
Derrida in Aporie paragona il filosofo al passeur. Qui lo paragoniamo a uno scassinatore, che forza ingressi per introdurre il nuovo in uno spazio blindato.
Sono previsti interventi di Ida Dominjanni, Raoul Kirchmayr, Andrea Muni, Gianluca Solla, Stefania Tarantino.
