Cantiere coordinato da Raoul Kirchmayr

La nostra condizione presente potrebbe essere descritta dalla saturazione delle nostre vite dovuta a un eccesso mortifero (di merci, di stimoli, di parole…), che ne svuota il senso. Se nulla di nuovo si profila all’orizzonte, è invece possibile praticare delle brecce nella nostra esperienza? La filosofia potrebbe essere anche una pratica dell’effrazione con cui si aprono degli spazi apparentemente impossibili?

La parola “effrazione” sta a indicare la forzatura, lo scasso di un sistema di sicurezza (l’attuale società della sorveglianza e del controllo, dell’ideologia neoliberale presente ovunque); è un’apertura non autorizzata, che implica l’uso di una forza, ma con uno scopo: entrare in un luogo e cambiarne la sua destinazione d’uso; nel suo senso figurato indica la violazione di norme o regole.

Derrida in Aporie paragona il filosofo al passeur. Qui lo paragoniamo a uno scassinatore, che forza ingressi per introdurre il nuovo in uno spazio blindato.

 

Sono previsti interventi di Ida Dominjanni, Raoul Kirchmayr, Andrea Muni, Gianluca Solla, Stefania Tarantino.

Raoul Kirchmayr
Raoul Kirchmayr
Docente di Filosofia e Storia nei Licei, insegna Estetica all’Università di Trieste. Ha studiato a Trieste, Bruxelles, Parigi. Redattore di “aut aut” e membro dell’“équipe Sartre” (ITEM, Parigi), ha all’attivo oltre un centinaio di pubblicazioni. Tra le più recenti il volume Passioni del visibile. Saggi sull’estetica francese contemporanea (ombre corte, Verona 2018) e, con E. Lisciani-Petrini, la cura del fascicolo di “aut aut” Sartre/Merleau-Ponty. Un dissidio produttivo.