Per sentirci liberi immaginiamo, e a volte percorriamo, vie di fuga dal mondo: verso un paese lontano, che promette condizioni di vita migliori o almeno più decenti di quelle in cui ci è capitato di nascere; verso un bosco silenzioso, popolato solo dai suoni di una natura incontaminata dalla civiltà e dal mercato; verso una morte “dolce”, per quanto può esserlo la morte, che ci sottragga alla costrizione di una sofferenza disumana.

Un’altra risposta al bisogno di libertà consiste nel pensare a un luogo ben delimitato da confini, dove dar vita a nuove forme di comunità. L’isola, nelle sue diverse declinazioni – utopia, naufragio, fondazione, isolamento – è il simbolo del desiderio paradossale di una certezza fondata sulla distinzione e la separazione.

Rifletteremo sui significati di queste vie di fuga individuali e collettive, sulle loro ambiguità ma anche sulla necessità di preservarne la capacità di pensare un altrove.

Beatrice Bonato

Nicola Gaiarin

Massimo Palma